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“Panorama” rompe i giochi, dice fine ai giochetti, porta alla luce il ricatto alQuirinale delle “brigate del nulla”. Come? Dicendo la verità. Rivelando quello che da settimane circola negli ambienti “bene informati” (come usa dire) e confermato da diverse fonti: i contenuti (o parte dei contenuti) delle famose telefonate tra il presidente Napolitano e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino. Tema: il tentativo dei Pm di Palermo di scrivere la storia della presunta trattativa Stato-mafia.

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La Corte Francese ordina a Google di censurare i termini Torrent, Megaupload e altri.Dopo una causa partita nel 2010, arriva ora la sentenza da parte della Corte Suprema Francese che ordina a Google di rimuovere i termini Torrent, Megaupload ed altri ancora dai suoi servizi di autocompletamento e instant search.

Dopo una causa partita nel 2010, arriva ora la sentenza da parte della Corte Suprema Francese che ordina a Google di rimuovere i termini Torrent, Megaupload ed altri ancora dai suoi servizi di autocompletamento e instant search.

 

Il tutto iniziò nel lontano 2010 quando la SNEP (Syndicat national de l’édition phonographique), l’associazione che protegge i Diriti D’autore per l’industria discografica in Francia si rivolse ad un tribunale perché costringesse Google a rimuovere i termini torrent, rapidshare e megaupload dai suoi motori di ricerca in quanto favorirebbero la pirateria.

Un primo tribunale rigetto la richiesta di SNEP in quanto i collegamenti presenti in Google non costituivano una violazione del Copyright, ma ora la Corte Suprea Francese annulla la prima sentenza è ordina a BigG che i termini incriminati siano rimossi dai servizi di autocompletamento e ricerca immediata.

La Corte Francese ha sì dato in parte ragione a Google dicendo che il motore di ricerca non può essere ritenuto responsabile per i download di contenuti illegali, poiché sono gli utenti a scegliere, ma ha anche affermato che censurare quei termini renderà più difficile loro la ricerca di quei file.

Si tratta di una decisione controversa e innovativa da un certo punto di vista. C’è da dire, però, che Google già da tempo ha attuato una serie di azioni per bloccare le pagine Web contenenti materiale illegale. La battaglia contro le violazioni del Diritto d’Autore, però, è molto difficile da condurre perché non è facile sapere quali sono i termini usati dai pirati per trovare i contenuti illeciti sul Web.

Leon Panetta segretario alla Difesa ha ordinato ai funzionari del Pentagono di iniziare il monitoraggiodei principali media statunitensi per la divulgazione di informazioni classificate come top secret  nel tentativo di fermare il rilascio di segreti governativi dopo una serie di perdite.

Le segnalazioni di US Cyber ​​guerra contro l’Iran, le procedure per il targeting militanti con droni e le informazioni su  un agente  che è penetrato un gruppo di militanti in Yemen hanno fatto arrabbiare i legislatori degli Stati Uniti. Alcuni hanno accusato che le perdite possano beneficiare la rielezione di Obama.

Oltre al monitoraggio dei media ordinato Panetta, il Pentagono ha detto che aveva preso una serie di altre misurenegli ultimi mesi per migliorare la sicurezza delle informazioni.

Le misure includono il miglioramento della formazione per la gestione di informazioni riservate, la pubblicazione di un manuale con le istruzioni chiare su ciò che costituisce una divulgazione non autorizzata e la creazione di un sistema online di notifica degli incidenti di sicurezza.

Quind il pentagono si trova a combattere una fuga di notizie, derivante forse dal suo stesso interno. La classica talpa che divulga le notizie ai media. Cerco non sappiamo i termini del monitoraggio, ma possiamo immaginare che saranno tempi duri per i giornalisti d’inchiesta made in USA.

Roma, 18 luglio 2012, sembra ormai diventato il gioco delle parti, la delicata questione delle intercettazioni telefoniche riguardanti l’attuale presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Quello che veramente fa pensare, è come mai tanto clamore a tanta attenzione su quelle intercettazzioni; al punto che un capo di stato accusi Pm e magistrati del suo stesso paese pur di sollevare il caso dalla procura di Palermo.

Cosa mai ci sarà in quelle telefonate?

Chi mai sarà coinvolto in quelle parole?

Tante le voci provenienti dalla rete, impossibile citarle tutte; quello che più sembra accumunarle è questa orrenda possibilità che lo stato abbia trattato con i mafiosi, e lo abbia fatto tramite l’allora ministro dell’interno Giorgio Napolitano. Contrattando non solo affari e appalti, ma la propria incolumità a scapito di qualcun altro.

A scapito di chi vi starete chiedendo?

Chiaro  a scapito di chi in quel periodo la vita l’ha persa veramente. Falcone, Borsellino, il generale Dalla Chiesa, una lista interminabile di nomi, che allora come oggi furono poco protetti dallo stesso stato per cui si battevano. Personaggi che hanno dato la vita, per un paese che non solo non li ha tutelati, ma forse e sottolineo forse li ha addirittura venduti per garantire la sicurezza di qualcun altro.

Certo queste sono voci, voci dalla rete, voci di corridoio, storie, forse leggende, o forse più vere di quanto non si possa credere. Testimoni, onorevoli, ministri, cantastorie, premier, capi di stato, mafiosi, sembra la perfetta scengiatura di un film sulla mafia anni 90; film che purtroppo è costato la vita a persone vere. Solo ieri la sorella di Borsellino, dichiarava ai giornali :” Mio fratello è stato ucciso 2 volte”. Siam sicuri che il suo dolore e la sua indignazione sia sentimento comune, comune a tutti gli onesti Italiani che hanno il diritto di sapere cosa c’è in quelle telefonate. A tutti gli onesti Italiani che hanno il diritto di sapere se realmente c’è stata una trattativa fra stato e mafia, e sopratutto avere la possibilità di giudicare e condannare chi nel modo più subdolo abbia consegnato i veri eroi della patria in mano ai mafiosi.

Il re di Spagna Juan Carlos si e’ ridotto lo ‘stipendio’ del 7,1% rispettando, cosi’, il piano di austerita’ del Paese. Ad annunciarlo la Casa Reale.

Tale decisione implica per il re una riduzione annuale di 20.910 euro del suo ‘salario’ e un taglio di 10.455 euro per il principe Filippo. Anche tutti gli altri membri della famiglia reale vedranno diminuire il proprio appannaggio.

In particolare, il resto della famiglia reale, che non riceve stipendi dallo stato, subira’ comunque tagli dello stesso ordine, per un totale di 60 mila euro sulle indennita’ percepite per le spese di rappresentanza.

Nel complesso, i tagli assommano a piu’ di 90 mila euro a carico del bilancio del Palazzo reale per il 2012, fissato a 8,3 milioni di euro, il 2% inferiore rispetto al 2011.

Il governo ci prova, o almeno ci pensa, come fece già il governo Berlusconi: accorpare alla domenica le festività patronali, per recuperare giorni feriali e dare una spinta al Pil. Saranno escluse le festività previste dal concordato, come Natale o l’Epifania. I milanesi potrebbero quindi dover dire addio a Sant’Abrogio, i napoletani a Sant’Antonio, i romani a Santi Pietro e Paolo e così via.

L’idea è stata confermata in ambienti goverativi e potrebbe essere esaminata già dal prossimo Cdm di venerdì sulla base del parere di quattro ministeri chiave. Dell’ipotesi di “razionalizzare” le festività si è discusso, secondo indiscrezioni, nel preconsiglio che si è svolto ieri a palazzo Chigi. In particolare, il sottosegretario Antonio Catricalà avrebbe chiesto ai tecnici di diversi ministeri di presentare entro breve un parere in modo che il provvedimento possa arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già questo venerdì.

Spagna in rivolta: anche i militari si uniscono alla protesta popolare

Spagna in rivolta: anche i militari si uniscono alla protesta popolare

Come accadde in Grecia, anche tra la Polizia inizia a serpeggiare il malcontento: ma a differenza dei colleghi greci i poliziotti spagnoli sono direttamente scesi in piazza insieme ai Vigili del Fuoco, dando via ad una rumorosa ed affollata manifestazione

 

 

 

 

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Continua il piano del governo Supertecnico in materia di pressione fiscale, uno studio uniimpresa annuncia che nel nostro paese un’azienda su tre è a rischio chiusura entro dicembre 2012, si tratta delle medio piccole imprese, dei più disparati settori, dall’artigianato all’edilizia passando per il terziario. Il sud la zona più a rischio. In tutto ciò, la pressione fiscale, gli esodati, l’innalzamento dell’età pensionabile, sono il degno corollario per un de profundis che pochi sperano di potere trasformare in alleluia. Eppure bisogna crederci, al di là di questi continui dati negativi, al di là di questo Governo, partito con passo sicuro ed ora sempre più incerto, tanto che riemergono relitti dispersi nello spazio come quello di Berlusconi. E’ il momento di resistere, sia alla situazione concreta, sia a tutte le statistiche a tinte fosche. Giocando con le parole, le imprese dovranno fare un’impresa: che la forza sia con loro.

Il social network più famoso del mondo nato nel 2004, è attualmente uno degli archivi più vasti mai costruiti dalla mente umana. Si valuta che 1/4 della popolazione mondiale sia iscritta su Facebook (dati reali mai fatti trapelare dal sito e ci si chiede il perchè?). Questo fa si che Facebook sia lo strumento comunicativo più potente  costruito dall’uomo.

Chi di noi è stato fra i primi colonizzatori del sito, non avrà potuto non notare, che nel corso di questi 8 anni, il social network abbia subito numerose trasformazioni, sia per quanto riguarda la struttura, sia per quanto riguarda i contenuti e le possibilità lasciate in mano agli utenti.

Ricordate i primi aggiornamenti? quando il sito improvvisamente cambiò struttura? Non poche critiche mosse dagli utenti che si trovarono spiazzati, milioni di fake che promettevano il ritorno alla vecchia versione ma nulla. Non è mai stato possbile tornare alla precedente versione ogni qualvolta il sito aggiornasse la sua forma.

Naturalmente la forma era quello che più risaltava nelle mutazioni di facebook….. era la prima cosa a cui facevamo caso. Quanti di noi dopo un aggiornamento si chiedevano : “Ora dove trovo questo? ” “ora come faccio questo?” “dove sta questa cosa?”.  Ricordo i primi rumors della rete che parlavano di aggiornamenti necessari visto l’inaspettato successo del sito; milioni di storie, leggende, passaggi da free a pagamento….ogni sorta di fiaba possibile aveva facebook come protagonista.

Eppure arrivati all’ennesimo aggiornamento (il diario di Facebook), basterebbe poco per capire che la forma non è l’unica cosa ad essere mutata. Chi si è mai accorto della limitazione delle interazioni? Cosa sono le interazioni?

Le prime versioni di Facebook, consentivano di vedere tutto il materiale pubblicato dai miei amici, consentivano a terze persone di vedere se avevano amici in comune, una ragnatela, che ci metteva difronte qualsiasi sorta di documento, link, foto o stato che venisse pubblicato dagli amici.

In Sociologia si definirebbe un interazione macro, in quanto un gruppo molto vasto di persone, distribuite su di una superfice non delimitata, interagiva in tempo reale su qualsiasi elemento venisse condiviso.

Facendo caso all’attuale versione di facebook, si nota subito come noi stessi riceviamo gli aggiornamenti delle persone con cui interagiamo più di frequente, tagliando fuori dalla home page ( la pagina in cui l’utente medio di facebook passa più tempo) un buon 70% degli amici. Taggare amici, condividere pensieri, foto, e quant altro non è mai stato cosi complesso come nelle ultime versioni di facebook. E anche terze parti, avranno vita dura a reperire informazioni inerenti i propri amici.

Colpa della privacy? Assottigliamento necessario per una corretta navigazione del sito? Io ho provato a darmi una risposta alternativa. Ipotizzando che forse nelle condizioni attuali, è molto più limitato; molto più gestibile e controllabile, non possiamo usarlo per nessuno degli scopi che i suoi fautori non abbiano appositamente progettato già in anticipo. E ne consegue che lo strumento comunicativo che è in nostro possesso è sicuramente molto meno potente di quello iniziale; arrivare ad un vasto pubblico con l’attuale facebook è praticamente impossibile. A scopo di che vi starete chiedendo?

Bhè semplice; non è un segreto che facebook collabori con i maggiori governi mondiali; un archivio cosi vasto non può che essere un boccone appetibile per qualsiasi potente di turno. Ne consegue che noi utenti finali, non possiamo praticamente fare nulla in più di quanto non ci sia concesso da chi decide più in alto. Ricordando che nella storia le grandi aggregazioni di persone sono sempre state la minaccia primaria alle forme di potere autoritario.

Da oggi in poi controllate bene i vostri amici; cercate di attivare gli aggiornamenti di ognuno di loro……. Fate in moo che le vostre idde possano raggiungere uqante più persone è possibile!

 

E colgo l’occasione per demandare i lettori a cercare in giro per la rete i numerosi articoli riguardanti i casi di censura della rete, troveranno molto interessante sapere che spesso una buona parte dell informazione in rete viene cestinata perchè scomoda!

Spagna, 11 luglio 2012, parte il piano anticrisi, del premier Rajoy, aumento dell’IVA al 21%, riduzione del sussidio di disoccupazione al 50% della retribuzione, tagli alle pensioni, eliminazione della tredicesima per i dipendenti pubblici e diminuzione dei giorni liberi, oltre a tagli per 600 milioni nei ministeri. Sembra oramai una scena già vista, la grecia prima la Spagna adesso, aspettiamo oramai anche l’Italia in questo susseguirsi di crolli nazionali.
Intanto in Spagna, mentre in Parlamento i deputati del Partito Popolare applaudivano alla nuova manovra con la quale il governo spera di recuperare 65 miliardi di euro in due anni e mezzo, in piazza la marcia pacifica dei minatori, organizzata per protestare contro la prossima chiusura delle miniere di carbone, si trasformava in guerriglia.

Guerriglia popolare, una crisi economica che sta portando all’esasperazione la popolazione Europea. Spread, debito pubblico, tagli, il popolo Europeo vive sotto costante bombardamento mediatico. Le misure attuate da governi sono insufficienti oramai a garantire una soglia di sopravvivenza dignitosa. E quelle che nascono come pacifiche proteste di piazza si trasformano in guerrigli urbana, con la polizia che spara addosso ai manifestanti proiettili di gomma.

Troppo semplice giustificare anni di cattiva politica con il bollo di crisi economica, troppo semplice dare ancora fiducia alle politiche economiche sbagliate delle banche e convincerci che fosse necessario. La crisi imperversa, ora più forte che mai, e all’orizzonte non si vede nessun segno di schiarita. in questo clima di austerità la protesta è l’unico strumento che rimane al cittadino comune!

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