Articoli marcati con tag ‘intercettazioni ambientali’
Il futuro della difesa militare saranno gli insetti. Insetti droni, si intende. Piccoli congegni dall’apparenza di zanzare o mosche che in realtà captano immagini del “nemico”.
Negli ultimi anni è stata creata una nuova categoria di droni, i “micro air vehicles” (MAVs), basata sugli stessi principi degli insetti volanti. I primi avvistamenti di questi strani “insetti” tecnologici risalgono al 2007.
Il governo americano negò che esistessero degli “insetti droni”. Ma l’anno seguente la US Air Force svelò l’esistenza di microspie dalla forma di insetti piccoli quanto calabroni. Queste microspie non potevano essere scoperte ed erano in grado di volare all’interno di edifici e “fotografare, registrare e persino attaccare ribelli e terroristi”.
Le intercettazioni ambientali fatte al capitano Francesco Schettino nella caserma dei carabinieri di Orbetello il giorno dopo il naufragio della nave Costa Concordia non sono utilizzabili. Lo scrive il tribunale del Riesame nelle motivazioni all’ ordinanza con cui ha confermato gli arresti domiciliari per Schettino
Milano Metà della torta se la mangia il Grande Orecchio. Ed è un’enorme fetta, che vale quasi 20 milioni di euro. Perch´ se è vero che le intercettazioni diminuiscono in numero, è vero anche che si divorano ancora oggi gran parte del bilancio destinato alle spese di giustizia della Procura di Milano. Per l’esattezza, il 50,2 per cento delle risorse provenienti perlopiù dal M
inistero. Tradotto, si tratta di 19,5 milioni su un totale di 38,8.
Il dato – riferito al bilancio di responsabilità sociale 2010-2011 della Procura – impressiona. E deve aver colpito i vertici degli stessi uffici giudiziari, se è vero che da più di un anno il contenimento del costo degli ascolti è diventata una delle priorità. Il new deal risale proprio al 2010, quando una direttiva interna sollecitava i pm «a una maggiore attenzione nel valutare la necessità del ricorso a uno strumento investigativo» tanto comodo quanto salato. In pratica, Bruti Liberati chiedeva ai suoi aggiunti una stretta significativa, soprattutto sulle richieste di proroga delle intercettazioni, che – evidentemente – venivano presentate (e concesse) con troppa leggerezza. Com’è andata? I numeri dicono che effettivamente il Grande Orecchio di Milano si è messo a dieta: nel 2007-2008, ad esempio, i bersagli erano circa 15mila. Nel 2010, invece, sono stati 9.249. Il che non corrisponde ad altrettante persone fisiche. È frequente, infatti, che un soggetto sotto inchiesta disponga di più di un’utenza telefonica. «I dati – si legge nel documento – smentiscono che siamo tutti intercettati». E diminuendo i bersagli, diminuiscono le spese. Che tuttavia restano ancora a otto zeri. L’ultimo triennio ha registrato una riduzione del 35 per cento degli ascolti, accanto a una riduzione dei costi (ancora in via di quantificazione) grazie all’accordo siglato nel 2010 con le società che svolgono le intercettazioni per conto della Procura. Tanto per fare un esempio, è stato fissato in 10 euro più Iva il tetto massimo per il costo giornaliero di un’intercettazione telefonica. Oltre non si va. Spiega Bruti che «le intercettazioni, sia ambientali che telefoniche, sono uno strumento essenziale e irrinunciabile per l’attività della Procura», che vanno «attentamente monitorate per il costo economico, ma soprattutto per la forte invasività nella privacy delle persone», e che «una netta riduzione sia del numero sia dei costi non ha comportato alcuna conseguenza negativa in termini di efficacia delle indagini». Il che, in qualche modo, è come dire che in passato qualche pm ne abbia abusato.
L’obiettivo di Bruti, dunque, è «razionalizzare». Anche perch´ per gli uffici si continua a spendere molto, non solo a causa delle intercettazioni. Nel 2010, infatti, l’amministrazione della giustizia a Milano è costata alla Procura 38,8 milioni di euro. Grande Orecchio escluso, e tolti quasi 5 milioni di euro per tenere in piedi il palazzaccio (locazione, manutenzione, energia eccetera) 18,5 milioni se ne sono andati per pagare la custodia dei beni sequestrati, i consulenti e gli interpreti, l’assistenza testimoni e le spese postali.
Nuovi dettagli inquietanti emergono dal processo per l’omicidio di Sarah Scazzi, avvenuto il 26 agosto 2010 ad Avetrana, per cui sono in carcere la cugina della ragazza, Sabrina Misseri, e la madre Cosima, entrambe accusate di concorso in omicidio e di soppressione di cadavere. “Come deve finire, che tu esci prima di quella.
Tu sei il santo e lei è l’assassina”, diceva Cosima al marito Michele, in un colloquio avvenuto il 3 marzo scorso nel carcere di Taranto: all’epoca la donna era libera, mentre il contadino di Avetrana – reo confesso dell’omicidio della nipote – era rinchiuso dietro le sbarre. Misseri poi aveva anche annunciato alla moglie l’intenzione di accusare il suo ex difensore Daniele Galoppa e la criminologa Roberta Bruzzone di averlo spinto ad accusare i parenti dell’omicidio di Sarah Scazzi.
“Stai scrivendo ancora il memoriale?”, poi gli chiedeva la donna, preoccupata per la sorte della figlia Sabrina, chiamata in causa proprio dal marito. Il memoriale di cui parlava è proprio lo stesso che Misseri ha presentato due giorni da nel corso del processo per l’omicidio di Sarah. “Mi aspettavo che Sabrina dicesse di essere stata accusata ingiustamente ma quella parola è stata pesante”, ha detto Misseri rispondendo a mezzo stampa alle dichiarazioni di sua figlia che ieri, nel corso dell’udienza preliminare a Taranto, lo aveva definito un vigliacco. “La reazione quando ho visto mia figlia è che mi sono scappate le lacrime ma ci sono rimasto male quando ha detto che lei è stata incolpata dal vigliacco di suo padre”.
Intercettazione telefonica si Salvatore parolisi con Ludovica audio video con testo integrale delle intercettazioni telefoniche ambientali
Guarda anche intercettazioni telefoniche Carfagna
Cosima la moglie di michele misseri e madre di sabrina agli arresti gli investigatori avrebbe utilizzato microspie ambientali e telefoniche per condurre le indagini dalle intercettazioni risulterebbe concorso in omicidio come scritto dal corriere della sera
AVETRANA – «Mi dispiace per la mia famiglia… io adesso li scoprirò, pensino quello che vogliono è andata così, che vogliono fare fanno a tua figlia… io non Leggi il resto di questo articolo »
Reggio Calabria, 29 gen. – (Adnkronos) – Un presunto affiliato alla ‘ndrangheta e’ stato scarcerato perche’ il pm non ha consegnato le bobine delle intercettazioni agli avvocati difensori. Rocco Salvatore Gaglioti e’ stato Leggi il resto di questo articolo »
15 mila euro al mese il guadagno dei loro traffici
Roma, 6 dic. (Apcom) - Venticinque persone sono finite in manette questa mattina nel Casertano per traffico di stupefacenti (cocaina, hashish e sintetiche), detenzione e porto di armi da sparo comuni, da guerra, automatiche e clandestine. Durante le indagini, nell’istallare le microspie gli investigatori hanno scoperto che a ‘guardia’ del loro appartamento c’era un grande pitone bianco. La banda si procurava la droga sul mercato napoletano, poi la nascondeva in zone impervie di Caserta. La base logistica in un appartamento in Via Galatina a Caserta, dove venivano accolti gli acquirenti, scelti secondo criteri di affidabilità nei pagamenti e riservatezza: i compratori consumavano sul posto le dosi, per eludere il controllo ed il sequestro delle forze dell’ordine. L’organizzazione si procacciava le armi attraverso contatti con la criminalità organizzata napoletana e disponeva anche di un armiere fidato che, oltre a rifornire di armi il gruppo, aveva realizzato nella sua abitazione un vero e proprio laboratorio dove le armi venivano modificate, per nasconderle meglio e aumentarne la loro potenzialità. La rete criminale era in grado di guadagnare oltre 15 mila euro netti al mese.



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