Articoli marcati con tag ‘microspie ambientali’
Le intercettazioni ambientali fatte al capitano Francesco Schettino nella caserma dei carabinieri di Orbetello il giorno dopo il naufragio della nave Costa Concordia non sono utilizzabili. Lo scrive il tribunale del Riesame nelle motivazioni all’ ordinanza con cui ha confermato gli arresti domiciliari per Schettino
Per più di quattro mesi in Vaticano si è svolto in grandissimo segreto una sorta di maxi-processo canonico che aveva al centro proprio le accuse e gli accusati citati nelle clamorose lettere di monsignor Carlo Maria Viganò inviate al Papa e al cardinale Tarcisio Bertone fra il mese di marzo e quello di maggio 2011. Come rivelato da Gianluigi Nuzzi su Libero e su La7 nel
programma Gli intoccabili, in quelle missive l’allora segretario generale del Governatorato del Vaticano riferiva i numerosi bastoni che gli erano stati messi fra le ruote nell’opera di risanamento del bilancio del piccolo Stato.
C’erano episodi di malversazioni, nomi citati di detrattori, segnalazioni sulle intromissioni poco limpide di alcuni personaggi che avevano libero accesso alla Santa Sede pur non avendone titolo ufficiale. Tutte le accuse, e addirittura molto di più, sono state al centro del maxi processo canonico. Monsignori, cardinali, sacerdoti, vescovi e semplici dipendenti del Vaticano sono sfilati nelle aule dei sacri tribunali per testimoniare in un modo o nell’altro su capi di accusa da fare tremare la pelle: certo corruzione e malversazione, ma perfino pederastìa e appartenenza alla massoneria.
Milano Metà della torta se la mangia il Grande Orecchio. Ed è un’enorme fetta, che vale quasi 20 milioni di euro. Perch´ se è vero che le intercettazioni diminuiscono in numero, è vero anche che si divorano ancora oggi gran parte del bilancio destinato alle spese di giustizia della Procura di Milano. Per l’esattezza, il 50,2 per cento delle risorse provenienti perlopiù dal M
inistero. Tradotto, si tratta di 19,5 milioni su un totale di 38,8.
Il dato – riferito al bilancio di responsabilità sociale 2010-2011 della Procura – impressiona. E deve aver colpito i vertici degli stessi uffici giudiziari, se è vero che da più di un anno il contenimento del costo degli ascolti è diventata una delle priorità. Il new deal risale proprio al 2010, quando una direttiva interna sollecitava i pm «a una maggiore attenzione nel valutare la necessità del ricorso a uno strumento investigativo» tanto comodo quanto salato. In pratica, Bruti Liberati chiedeva ai suoi aggiunti una stretta significativa, soprattutto sulle richieste di proroga delle intercettazioni, che – evidentemente – venivano presentate (e concesse) con troppa leggerezza. Com’è andata? I numeri dicono che effettivamente il Grande Orecchio di Milano si è messo a dieta: nel 2007-2008, ad esempio, i bersagli erano circa 15mila. Nel 2010, invece, sono stati 9.249. Il che non corrisponde ad altrettante persone fisiche. È frequente, infatti, che un soggetto sotto inchiesta disponga di più di un’utenza telefonica. «I dati – si legge nel documento – smentiscono che siamo tutti intercettati». E diminuendo i bersagli, diminuiscono le spese. Che tuttavia restano ancora a otto zeri. L’ultimo triennio ha registrato una riduzione del 35 per cento degli ascolti, accanto a una riduzione dei costi (ancora in via di quantificazione) grazie all’accordo siglato nel 2010 con le società che svolgono le intercettazioni per conto della Procura. Tanto per fare un esempio, è stato fissato in 10 euro più Iva il tetto massimo per il costo giornaliero di un’intercettazione telefonica. Oltre non si va. Spiega Bruti che «le intercettazioni, sia ambientali che telefoniche, sono uno strumento essenziale e irrinunciabile per l’attività della Procura», che vanno «attentamente monitorate per il costo economico, ma soprattutto per la forte invasività nella privacy delle persone», e che «una netta riduzione sia del numero sia dei costi non ha comportato alcuna conseguenza negativa in termini di efficacia delle indagini». Il che, in qualche modo, è come dire che in passato qualche pm ne abbia abusato.
L’obiettivo di Bruti, dunque, è «razionalizzare». Anche perch´ per gli uffici si continua a spendere molto, non solo a causa delle intercettazioni. Nel 2010, infatti, l’amministrazione della giustizia a Milano è costata alla Procura 38,8 milioni di euro. Grande Orecchio escluso, e tolti quasi 5 milioni di euro per tenere in piedi il palazzaccio (locazione, manutenzione, energia eccetera) 18,5 milioni se ne sono andati per pagare la custodia dei beni sequestrati, i consulenti e gli interpreti, l’assistenza testimoni e le spese postali.
Intercettato Schettino si contraddice e ammette di esser sceso dalla nave. A riportarlo, con la trascrizione integrale dell’intercettazione ambientale (Leggi in fondo all’articolo ), è Il Fatto Quotidiano. Le registrazioni delle telefonate del comandante, fatte il giorno dopo la tragedia del Costa Concordia, contraddicono il suo interrogatorio, come riporta Il Fatto: ai pm aveva dichiarato di essere “caduto su una scialuppa senza giubbotto” e di aver “fatto di tutto per risalire sulla nave”.
“Quando ho capito che la nave si stava inclinando ho preso e sono sceso”. E’ il 14 gennaio, il giorno dopo il naufragio della Costa Concordia, e il comandante parla al telefono con un amico, si sfoga. Schettino però non sa di essere intercettato dalla procura che ha piazzato delle microspie nella sala del comando dei Carabinieri di Orbetello dove si trova. E ciò che i pm raccolgono contraddice quanto il comandante dice al pm di Grosseto: “Sono caduto in una scialuppa. Ero su uno scoglio”. A testimonianza della sua buona fede, il comandante dice: “Non indossavo il giubbotto di salvataggio”. Ma nelle intercettazioni ambientali del 14 gennaio il comandante dice altre cose, in particolare su come la Costa avrebbe influito sulla scelta di una rotta così pericolosa. Schettino si sfoga e parla di pressioni a ripetizione perché la nave passasse a ridosso dell’Isola del Giglio. “Fabrizio, qualcun altro al posto mio non sarebbe stato così benevolo a passare lì sotto perché mi hanno rotto il cazzo. Passa, passa di là, passa di là, la secca c’era ma non era segnalata dagli strumenti che avevo e ci sono passato…”. Poi il comandante aggiunge uno sfogo personale: “Non ci voglio andare più sulla nave, cambio vita, perché non la vedo tanto bene”.
Microspie ambientali per intercettare le comunicazioni. Le ha paracadutate un aereo non identificato il 14 dicembre sulle colline di Afrin, villaggio siriano distante pochi chilometri dal confine con la Turchia. Gli strani gadget sono stati in seguito fotografati da un abitante della zona che ha pubblicato le immagini su Facebook.
MESSAGGI RADIO – Le microspie – secondo fonti dell’opposizione siriana – pesano circa 90 grammi, hanno una piccola antenna e portano due iscrizioni: Made in Germany, «Graw Dfm-06». La «Graw»è una compagnia tedesca specializzata nella produzione di radio-sonde, trasmettitori impiegati sui palloni aerostatici e strumenti per il controllo del clima. Per gli esperti, però, gli apparati rinvenuti a Afrin sarebbero stati modificati per captare messaggi radio.
LE IPOTESI - Ma chi li ha lanciati? Molte le teorie. Alcuni pensano che si tratti di cimici seminate dall’aviazione americana che vuole ascoltare le comunicazioni dell’esercito siriano impegnato nella repressione. Altri, invece, sospettano si tratti di un’azione dei turchi che vogliono spiare i movimenti dei separatisti curdi del Pkk, formazione che gode dell’appoggio di Damasco e compie attacchi in Turchia. I pastori che vivono nella regione aggiungono che l’aereo ha seguito una rotta spesso usata dai velivoli turchi che decollano dall’importante base di Incirlik, installazione strategica usata anche dall’Us Air Force.
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Microspie ambientali digitali per ascolto da rete elettrica sono le microspie onde convogliate si tratta si speciali micromoduli che inviano i segnali captati dai microfoni via rete elettrica 220v per l’ascolto tramite apposito ricevitore da un altro punto della rete elettrica.Posono essere piazzate in qualsiasi punto di rete elettrica, Di solito posizionate all interno della presa della corrente.

Le microspie ad onde convogliate si differenziano dalle classiche cimici elettroniche per il fatto che non trasmettono il segnale in radiofrequenza gsm umts o radio, ma il segnale viaggia direttamente si cavi della rete elettrica e sono praticamente non rilevabili da rilevatori di microspie .
Microspie ambientali si differenziano in micro trasmettitori a radio frequenza per ascolto a distanza entro i 100 200 mt, microspie gsm a distanza illimitata ascolto tramite cellulare, e microspie video o microcamere umts per la sorveglianza audio video adistanza illimitata da cellulare o pc. I dispositivi per la sorveglianza audio vengono spesso utilizzati per indagini da investigatori privati e forza dell ordine , e da privati per in controllo a distanza .

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